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    Kenya Le mani della mafia italiana sul Kenya

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    Kenya Le mani della mafia italiana sul Kenya

    Messaggio Da mammussi il Mer 01 Ago 2012, 10:12

    La comunità italiana di Malindi, costa del Kenya, Africa Orientale, è una delle più numerose del mondo.
    La città è da tempo meta prediletta del turismo italiano, ma non solo: anche degli investimenti, dei denari, del mercato immobiliare e delle costruzioni.
    E, si apprende, della mafia: ben più. Pare che, secondo le notizie della cronaca locale, la città keniota sia praticamente controllata dalla mafia italiana.

    NOTIZIE DELICATE
    C’è un giornalista dello Standard, quotidiano del Kenya, che si chiama Paul Gitau e che da qualche tempo segue in maniera ravvicinata e costante l’attività delle mafie italiane sulla costa africana.

    “La società legale del Kenya”, ha scritto Gitau, “afferma di avere prove del fatto che la città costiera sia fermamente nella morsa della mafia italiana, che controlla e compromette l’amministrazione della giustizia. (…) Per lungo tempo la mafia italiana ha avuto un’influenza immensa sull’apparato di sicurezza e sul sistema giudiziario di Malindi, permettendo un “clima di impunità”.

    LE MINACCE
    “Hanno il controllo di Malindi”, dice Mr Mutua della LSK, “della polizia, dei tribunali, della giustizia”, spiega l’uomo della Law Society.
    Dopo la pubblicazione sullo Standard di questo articolo, l’Atlantic, popolare media americano, ha tracciato il seguito della storia.
    Gitau è stato contattato da un non meglio identificato “investitore italiano” che al telefono gli ha detto: “Abbiamo formato un comitato e ci siamo incontrati per trattare con l’autore.
    Domani ci possiamo incontrare e, se coopererà con noi, sarà salvo”.
    Insomma, una minaccia di morte: “Ha parlato con amici, contattato un avvocato, riportato la questione alla polizia, chiesto protezione, che non ha ricevuto”.
    La polizia, generalmente molto corrotta, non prende una posizione chiara sull’occupazione della costa keniota da parte della mafia italiana, né ammette di avere sul tavolo il caso di Gitau.

    PADRONI DI MALINDI
    Insomma, come se niente fosse accaduto.
    “La stessa persona che dovrebbe proteggermi dice di non sapere nulla della questione.
    Il che significa che è parte in causa”, dice Gitau.
    La comunità italiana a Malindi è molto più ricca della media della popolazione: secondo un ex lavoratore maschile dell’industria del sesso, “la maggior parte degli italiani qui sono coinvolti nell’industria della droga o del sesso.
    E quando se ne vanno da qui, lasciano le loro impronte. Le vite sono rovinate”.
    La zona sta diventando un hub di primissimo livello per il commercio internazionale di droga, sostituendo l’Africa occidentale nel ruolo di snodo verso l’Europa dal Sud America.
    Le tradizionali rotte, quelle che passano dalla costa occidentale e dalla Turchia, sono ormai note alle forze dell’ordine e il fronte di Malindi può essere molto interessante: James Kitau è un contractor attivo nel settore immobiliare che dice di poter vantare “contatti” con tutto l’ambiente che conta.
    “Ho visto case con linee satellitari sicure e tunnel sottomarini che si dirigono in case principesche, e vascelli che entrano nelle proprietà senza essere visti.
    Hanno navi veloci. Portano la droga dentro e la mescolano con altre merci. La importano dal mare”, spiega Kitau.

    POSTI FAMILIARI -
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    Prostituzione: secondo gli esperti dal Kenya gli agenti italiani inviano elementi pronti ad inserirsi nell’industria del sesso europea.
    Malindi sembra il paradiso della nuova criminalità, e gli italiani la fanno da padrone. “Tradizionalmente gli italiani qui a Malindi sono tanti”, dice Federico Varese, esperto di mafia e docente ad Oxford: “Le reti criminali devono investire in affari profittevoli, spesso altrove.
    E lo fanno in comunità che conoscono, dove hanno amici e consulenti finanziari oscuri”.

    Fonte: Giornalettismo




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    Re: Kenya Le mani della mafia italiana sul Kenya

    Messaggio Da jenny bolognese il Mer 01 Ago 2012, 11:03

    oddio che tristezza!!! e' terribile sentire queste cose perche' nonostante si sappia perfettamente che l'italia e' intrisa di mafia in ogni posto dove ci siano soldi, affari e potere e nonostante si sappia che ha mani anche all'estero......saperla in un posto dove ci si dovrebbe andare portando un aiuto o soltanto per godere della bellezza della natura.....svilisce oltremodo.
    per alcune persone e' diventato cosi' scontato viverci a contatto da considerarla quasi una cosa scontata che fa' parte oramai del patrimonio italiano.

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    Re: Kenya Le mani della mafia italiana sul Kenya

    Messaggio Da jannis il Mer 01 Ago 2012, 12:55

    Per completezza d'informazione, l'articolo citato di Paul Gitau, pubblicato su standardmedia.co.ke, datato 03 luglio 2012, è riportato integralmente qui sotto.

    COME LA MAFIA ITALIANA HA PRESO IL CONTROLLO DI MALINDI

    Coloro che hanno sempre sospettato che Malindi è diventata un prolungamento della regione italiana della Sicilia hanno maggior ragione di preoccuparsi.
    La Law Society of Kenya (LSK) dice che ha la prova che la città costiera di Malindi è saldamente nella morsa della mafia italiana, che controlla e compromette l'amministrazione della giustizia.
    In genere, a causa delle sue carenze dei sistemi di applicazione di legge e i confini porosi, è facile per i criminali internazionali a nascondersi in Africa e Mr. Mutua dice che il caso di Malindi è uno dei peggiori e per lungo tempo la mafia italiana ha avuto enorme influenza sugli apparati di sicurezza e il sistema giudiziario in Malindi, consentendo a regnare "un clima di impunità" .
    "Hanno portato via il pieno controllo di Malindi. Hanno in controllo della polizia, tribunali e avvocati, "ha detto in un'intervista al settimanale County.
    "Malindi è controllata da stranieri. Hanno stabilito un club di impunità. La città è piena di ladri stranieri ed è molto facile per chiunque venire a stare qui ", ha aggiunto Mutua.
    Ma il capo della polizia della cista Mr. Aggrey Adoli respinge le accuse dalla LSK dicendo che la polizia ha arrestato molti criminali che sono stati nascosti a Malindi e in altre città costiere.
    Il capo della polizia, tuttavia, ammette che a causa della grande industria del turismo, Malindi è stato una mana per disonesti europei, molti dei quali si intrufolano come turisti e rimamgono.
    "Alcuni arrivano come turisti o per partecipare ad un matrimonio e alla fine trovare il modo per ntruffolarsi nel paese," ha detto al settimanale County.
    Funzionari governativi dell’area di Malindi, avvocati e residenti locali sono riluttanti a parlare della questione con i nostri giornalisti come se avessero giurato in un codice di silenzio.
    Fonti ben informati dicono che la maggior parte dei criminali che hanno trasformato Malindi nel loro covo provengono da Italia, Germania e paesi dell'Europa orientale e la maggioranza sono impegnati nel traffico di droga.
    Ma c'è anche preoccupazione crescente per i criminali che arrivano sulla costa del Kenya dal Pakistan, Etiopia e l'Africa occidentale impegnandosi nel commercio di droga, sfruttamento della prostituzione, gioco d'azzardo e altre attività criminali.
    Oltre ad impegnarsi nel commercio internazionale di droga, molti degli occidentali compiono anche contraffazioni, fingendo anche la loro propria morte per evitare l’accertamento.
    Il settimanale County ha visionato un elenco di europei occidentali catturati con narcotici e, sebbene documenti ufficiali indicano che alcuni stanno scontando pene detentive non è chiaro se in realtà sono in custodia.
    Alcuni di quelli indicati nell'elenco si ritiene di aver visitato la costa e nascosti per anni beneficiando della polizia e altri patronati locale.
    Essi comprendono Joachim Mosser, un austriaco catturato nel 2007, con possesso di due chilogrammi di cocaina e i dati indicano che sta scontando 20 anni. Nel 2003 un italiano, Ciro De Sio è stato trovato con 5.639 chili di eroina ed è stato incarcerato per otto anni e una multa di Ksh1 milione.
    Un americano nato nel 1951 si suicidò in carcere, mentre sotto processo dopo essere stato trovato con 17,4 chilogrammi di cocaina.
    Un nazionale britannico Reginald Johnstone Terrence è stato imprigionato per 18 mesi dopo il suo arrivo con 1,09 kg di hashish dopo un volo da Londra Mombasa via Nairobi nel 2001.
    Altri sono Pluck-Geb Foranzan-Siegleinde, che su rischiesta della polizia tedesca è stato arrestato con 1,681.3 grammi di cocaina nel 2009, ma è stato assolto ai sensi della sezione 215 del codice di procedura penale. Un altro tedesco, Clemens Schollitorn Berthold, sta scontando l'ergastolo in prigione oltre ad una multa di Ksh28millioni, inflitta nel 2009 per possesso di droga.
    Funzionari dei dipartimenti di polizia, immigrazione e giudiziaria tuttavia si accusano a vicenda per il problema della fuga dei criminali e l'impunità degli stranieri e il coinvolgimento della criminalità, accusando l'un l'altro di non rivelare informazioni vitali sui fuggitivi.
    Un funzionario del tribunale che ha chiesto di non essere nominato ha detto al settimanale Contea di Malindi che l'ufficio del Procuratore Generale non condividere le informazioni sui mandati emessi per qualsiasi residente straniero.
    Mr Adoli ha inoltre affermato che la polizia locale raramente ha accesso a queste informazioni.
    Il capo della polizia ammette che esistono fuggitivi nella regione, aggiungendo che lo fanno con l'assistenza di contatti locali e intermediari stranieri che hanno vissuto nelle città costiere per anni.
    "Non possono vivere qui senza il sostegno locale. Loro (latitanti) hanno anche il supporto di contatti che sono stati qui per qualche tempo," ha detto.
    Uno dei motivi di molti criminali non detenuti in libertà a Malindi potrebbe essere che quasi tutti sono ospitati in ville private invece degli alberghi.
    Gli europei sono anche accusati,in quanto possessori di ville di evadere il pagamento delle tasse e le imposte obbligatorie per il turismo.
    Gli stranieri utilizzano le ville private per gestire il commercio lontano dal controllo del governo, mentre altri vendono droga e prostituzione direttamente dai loro nascondigli.
    Molti dei commercianti ricorrono a terzi per acquistare beni e registrare attrezzature e veicoli con i coniugi fraudolenti e disonesti.
    Mr Adoli ha ammesso che la polizia non ispeziona le ville, perché sarebbe stato accusato di farsi beffe dei diritti civili e personali. Ma la pretesa è contestata dagli attivisti che dicono che la polizia è corrotta dai proprietari delle ville.
    Due anni fa il Catering and Tourism Development Levy Trust CTDLT ha confermato la perdita di Ksh800 milioni all'anno dall’evasione dei pagamenti delle imposte da queste ville.
    L’amministratore delegato del CTDLT Mr Allan Chenane stato citato dicendo che la maggior parte delle ville private operavano segretamente accogliendo turisti al loro stabilimento eppure non pagavano l’imposta legale del due per cento.
    Mr Chenane ha detto una che una ricerca condotta dalla sua organizzazione ha rivelato che stavano perdendo Ksh480 milione all'anno dai pacchetti all-inclusive presso le ville e altri Ksh260 milioni all'anno dalle restanti case.
    No è risparmiata neanche il Kenya Revenue Authority, i cui funzionari stimano che una perdita di più di Ksh500 milioni in seguito all’evasione fiscale dai proprietari delle ville.
    Si stima che a Malindi ci siamno più di 3.500 ville private, alcuni delle quali con latitanti che si confondono con facilità nella città.
    Mr Adoli ha altresì convenuto che la grande popolazione italiana a Malindi può fungere da copertura per falsi turisti e criminali nei casi in cui vi è riluttanza nella rilevazione dei turisti.
    "Gli investitori italiani ora controllano la maggior parte delle proprietà con spiaggia di Malindi", ha detto aggiungendo che gli italiani sono oggi alcuni dei più grandi proprietari terrieri in questo settore.
    Secondo fonti giudiziarie, Giovanni De Caro è l'unico italiano che è stato correttamente caricato e rimpatriati dal Kenya in questi ultimi anni, anche se fonti indipendenti indicano che sono nascosti molti di più.
    La documentazione del tribunale mostra che i casi che coinvolgono sospetti occidentali richiedono molto tempo per essere conclusi, ad esempio, il caso dell’ItalianoRituch Diego, che è stato accusato cinque anni fa, è stato sospeso in tribunale e non è mai stato perseguito per motivi sconosciuti.


    E' roba di almeno due decenni fa, un bel pezzo di antigiornalismo con delle insinuazioni gratuite, una non notizia, senza fatti e nomi, anzi, gli unici citati sono quelli di inglesi e tedeschi.
    Un articolo ignorato anche dagli stessi kenioti.
    Dobbiamo caso mai scandalizzarci se a Malindi ci sono degli Italiani con la fedina penale sporca???? ne siamo pieni anche a Montecitorio e a Palazzo Madama!

    Fisi

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    Re: Kenya Le mani della mafia italiana sul Kenya

    Messaggio Da Fisi il Mer 01 Ago 2012, 14:38

    "Ho visto case con linee satellitari sicure e tunnel sottomarini che si dirigono in case principesche, e vascelli che entrano nelle proprietà senza essere visti.
    Hanno navi veloci. Portano la droga dentro e la mescolano con altre merci. La importano dal mare”, spiega Kitau."[

    Mr Kitau ha visto troppi film di James Bond Laughing

    Più che mafia la chiamerei delinquenza comune che prolifera facilmente in un paese dove c'è fame

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    Re: Kenya Le mani della mafia italiana sul Kenya

    Messaggio Da Ligeia il Ven 03 Ago 2012, 11:08

    Smentita di Curatolo su Malindikenya.net.

    BLOG ASSURDI E I TUNNEL SOTTOMARINI DI MALINDI
    CI MANCAVA ANCHE IL "GIORNALETTISMO" SUPERFICIALE



    Sarebbe così facile avere informazioni su Malindi, per evitare di scrivere castronerie. Troppo facile forse per dei "blogghisti" che giornalisti non sono e che si limitano a tradurre articoli già di per sé insignificanti, pieni di contraddizioni e imprecisioni, senza sapere se sono stati già smentiti dai fatti o sono sotto denunce per diffamazione. Il problema che poi questi fenomeni italiani scrivono cose assurde che entrano nei motori di ricerca e chi magari si appresta a fare una vacanza a Malindi, pensa di star partendo per un girone dell'inferno e non verso un paradiso equatoriale. Secondo l'articolo del superficiale "copiaincollista" Tommaso Caldarelli (che cita appunto un'intervista dello Standard che è già stata smentita dall'intervistato, Mr. Mutua della Law Society di Nairobi, e un pezzo di The Atlantic che comunque titola "I kenioti vedono le mani della mafia italiana...", senza nemmeno fare una ricerca approfondita) a Malindi ci sarebbero "tunnel sottomarini con vascelli che entrano direttamente in palazzi principeschi in riva al mare" da cui poi uscirebbero navi veloci piene di droga. Innanzitutto complimenti per la fantasia dei kenioti, gli sceneggiatori di James Bond non avrebbero saputo fare di meglio. Caldarelli ha vinto una vacanza a spese nostre per venire a vedere quanto è stupido a credere ciecamente a una castroneria così facilmente verificabile. Non c'è da stupirsi, comunque, il ventiquattrenne redattore di "Giornalettismo" è in buona compagnia e non solo in Italia. Basta leggere qui. Il redattore dello Standard Paul Gitau, così come lo stesso quotidiano ha pubblicato un articolo senza nomi, senza riferimenti, con un'intervista falsa e zeppo di nomi tedeschi, olandesi e inglesi (più quello del "povero" e solito Ricci, sulla cui ingiusta carcerazione per un'oscura vicenda di droga ci sono pochi dubbi) e date risalenti agli anni cinquanta e settanta, devono difendersi da cause per diffamazione. Anche questo bastava chiederlo a me, a malindikenya.net (se non prima ovviamente al console Roberto Macrì o al presidente del Comitato Italiano Silvano Celotto). Io non mi stupisco, sono un giornalista professionista e se ho lasciato il mio lavoro in Italia è proprio perché la categoria ma i come oggi è sputtanata. Il tiro al bersaglio con Malindi è fin troppo facile, ma i tunnel sottomarini proprio non me li aspettavo. Qui invece trovate l'articolo italiano. Vieni, Caldarelli, vieni a Malindi che ti porto a bere un caffè da Don Tano a Casuarina, e poi ce ne andiamo a Watamu dalla famiglia Cozzamara... Attenzione, non sto assolutamente dicendo che a Malindi non possa vivere o transitare qualche poco di buono, o che qualcuno non venga a "lavare" qualche banconota...ma la mafia italiana che condiziona il traffico di droga dell'intero Est-Africa...mi sa che gli spacciatori migliori li conoscono questi pseudo giornalettisti!

    MARCOPLINI07

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    Re: Kenya Le mani della mafia italiana sul Kenya

    Messaggio Da MARCOPLINI07 il Sab 04 Ago 2012, 12:26

    Ciao a tutti sono Marco autore della pubblicazione dell’argomento: Kenya etica ambientale. Quanto da me pubblicato in linguaggio moderato era un riferimento diretto alla cosiddetta parola “Mafia” e purtroppo in parte confermo quanto scritto nell’articolo del giornalista Paul Gitau, in parte in quanto in alcuni paragrafi la denuncia mi sembra alquanto eccessiva e discriminante nei confronti del nostro Paese. Personalmente sono un appartenente alle Forze di Polizia con specializzazione in Sicurezza ed Intelligence per cui quotidianamente mi occupo della trattazione di messaggistica con classifica di riservatezza Riservato, Riservatissimo, Segreto, Segretissimo e Nato riguardante il monitoraggio di organizzazioni criminali alcune delle quali operanti in Kenya. Le loro attività sono basate sull’organizzazione di attacchi terroristici, traffico di clandestini, armi e sostanze stupefacenti, i cui proventi vengono reinvestiti in beni mobili e immobili. Riguardo la città costiera di Malindi, tali organizzazioni sono da anni presenti sul territorio ed attive nel commercio di sostanze stupefacenti (la richiesta negli ultimi anni e cresciuta dismisura e parte del commercio è ben evidente in tutti i locali della movida), gioco d’azzardo (provate ad aprire un’attività avente a noleggio apparecchi di intrattenimento, sempre che vi siano dati tutti i permessi e vedrete che il tempo di alcune settimane e tutto verrà ridotto in cenere...il riferimento alla nota attività che esercita il monopolio del gioco d’azzardo è ben chiaro) e negli ultimi anni soprattutto attraverso la concussione con gli Amministratori Locali per l’ottenimento di permessi per la costruzione di immobili (Resort – appartamenti residenziali). Parliamo comunque di medio piccole organizzazioni criminali e con introiti molto limitati. L’instabilità politica ed i limitati utili di bilancio fungono da deterrente per il reinvestimento dei loro proventi illeciti. Concludo augurandoci nel futuro di poter leggere e postare editoriali di giornalisti interazionali in cui venga elogiato l’operato di tanti italiani che nel mondo e particolarmente in Africa mettono a disposizione parte del proprio tempo libero, capacità e spesso anche beni personali, favorendo la capacità di tutti allo sviluppo della società. Saluti e buone vacanze a tutti gli utenti del portale.

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    Re: Kenya Le mani della mafia italiana sul Kenya

    Messaggio Da billa il Sab 04 Ago 2012, 19:31

    Non voglio crederci

    jannis
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    Re: Kenya Le mani della mafia italiana sul Kenya

    Messaggio Da jannis il Sab 04 Ago 2012, 19:58

    Grazie dei chiarimenti Marco.
    Gran parte dell’articolo di Gitau, dove a noi Italiani vengono imputati fatti come nascondere dei criminali nelle nostre case, ville e proprietà varie, evadere tasse e imposte, commerciare droga e prostituzione, “sfruttando” coniugi impostori e disonesti e corrompere polizia ed istituzioni locali, non hanno alcuna relazioni con l’attuale situazione di Malindi, caso mai c’è qualche riferimento a fatti e cose di 20-30 anni fa.

    Discorso a parte quello della corruzione, che come ben sai è endemica in Kenya e nel distretto di Malindi è veramente preoccupante. Purtroppo, noi Italiani abbiamo dato man forte a far crescere e radicare tale fenomeno a livello tale che membri delle forze dell'ordine e di amministrazioni varie del Kenya, fanno carte false per venire a lavorare proprio a Malindi!

    Ci sono comunque moltissimi esempi di nostri connazionali che hanno messo in gioco non solo il loro tempo libero ma la propria vita e con concretezza, serietà e professionalità, investendo magari i sudori di una vita, hanno creato delle splendide realtà.

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    Re: Kenya Le mani della mafia italiana sul Kenya

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